Dagli all'immigrato!
25 Agosto 2009

Eccoci di ritorno dalle vacanze! Sono gli ultimi giorni di Agosto ma non mancano le cattive notizie. Quella che in assoluto trovo più sconcertante è sicuramente questo continuo "buttarsi addosso" i cadaveri degli immigrati, a partire da quei 73 morti nel viaggio dalla Libia a Lampedusa. Malta, Italia, Unione Europea, Governo, Opposizione... Sempre e ancora si tratta di un problema degli altri...e intanto la gente muore. Ho letto con molta tristezza la lettera dello studente leghista Matteo Lazzaro al professor Galli della Loggia sul Corriere del 19 Agosto. "La gente che entra va integrata, ma io credo che la possibilità di integrazione sia inversamente proporzionale al numero delle persone che entrano", "Mi spaventano l’esterofilia e la xenomania, secondo le quali tutto ciò che viene da fuori deve essere considerato acriticamente come positivo, «senza se e senza ma». In pratica ho paura che l’Italia di domani di italiano non avrà più nulla e che il timore quasi ossessivo di non offendere nessuno e di considerare ogni cultura sullo stesso piano, cancelli quel poco di memoria storica che ancora abbiamo. Mi crea profondo terrore la prospettiva che la nostra civiltà possa essere spazzata via come accadde ai Romani: mi sembra quasi di essere alle porte di un nuovo Medioevo con tutte le incognite che questo può celare. E ho paura, paura vera. Sono razzista davvero oppure ho qualche ragione?". Nessuno ha intenzione di guistificare a priori qualsiasi comportamento solo perchè "viene da fuori" ma queste parole mi spaventano, perchè sì, a me sembrano parole razziste, anche se forse manca l'"intenzione" di essere razzisti. Uno strumento che le classi dirigenti hanno e hanno spesso usato nella storia per scaricare le tensioni sociali è la "ricerca dell'untore": riversare tutto sul più debole, oggi gli immigrati che si presentano alle notre porte. Questo fa la Lega, nient'altro: sfoga la paure della gente urlando sciocchezze che sanno di xenofobia, razzismo, provincialismo e "piccolo mondo antico" come dice Lazzaro. Senza per questo risolvere veramente il problema. Un esempio emblematico lo abbiamo avuto pochi mesi quando quando gridarono vittoria per aver rispedito in mare un paio di barconi di disperati morti di fame. Gridarono di aver sconfitto l'immigrazione clandestina ma era tutta una bufala per far felice la gente: sanno benissimo infatti che vengono dal mare solo una piccola parte degli immigrati. E oltretutto gli sbarchi non si sono certo interrotti! Scusate, ma per quanto mi riguarda queste sono scelte razziste belle e buone, come quando la Germania arrestava gli Ebrei accusandoli di ogni cosa che non andasse: tutto ciò che era male era ebraico! Certo non siamo ancora a questo punto ma a me sembra che sia prorpio là che finiremo se proseguiremo su questa strada. E mi fa tanta tanta paura!
Caro Matteo,
anche io come te sono uno studente e anche io voglio dare una risposta alla tua lettera, anche se un po' tardivamente.
In particolare mi ha colpito e fatto riflettere l'ultima parte, quella sugli immigrati (per quanto riguarda la parte sul Risorgimento non ho elementi per rispondere mentre per la parte di "storia contemporanea" almeno in generale mi trovo abbastanza d'accordo).
Come dicevo è stata l'ultima parte della tua lettera a colpirmi e anche spaventarmi. Anche a me come a te preoccupano "certe culture": quelle delle guerre fatte in nome di un dio, che sia Allah o il denaro poco cambia, che siano i fondamentalisti islamici o gli eserciti occidentali poco cambia.
Sono fermamente convinto che la gente che entra vada integrata, che tutti quelli che si trovano in difficoltà vadano soccorsi e non fa niente se sono dieci, cento o mille. E sono anche convinto che chi invece arriva in Italia perchè vede grandi opportunità per delinquere grazie al nostro sistema giudiziario sfaciato vada rispedito indietro senza tanti complimenti. Ma naturalmente questo richiede una politica dell'immigrazione (e della giustizia) seria, complicata e dispendiosa: cosa c'entra respingere indiscriminatamente barconi pieni di povera gente, prendere le impronte digitali ai bambini rom, tenere immigrati che non hanno commesso alcun reato per 18 mesi in strutture che a volte nulla hanno da invidiare a dei lager o altre simili iniziative che il partito nel quale dici di riconoscerti promuove con tanta veemenza? Sei davvero convinto che siano utili? Quali risultati hanno prodotto fino ad ora?
Nella videochat che è seguita alla tua lettera dici di volere uno Stato gestito come gli USA: prendi a modello uno Stato fatto di soli immigrati! No, io non ho paura degli immigrati, non ho paura di perdere nulla del mio essere italiano, non ho paura di perdere nulla della mia cultura. I Romani furono spazzati via e si entrò nel Medioevo e poi nel Rinascimento, con le loro zone d'ombra e di luce, ma la cultura romana non sparì, anzi: nel bene e nel male ci influenza ancora adesso. E i Romani ben sapevano quale fu il segreto del loro successo, che gli permise di prosperare per oltre mille anni: assimilavano e fondevano la loro cultura con quella dei popoli che sottomettevano. Eppure sempre Romani erano.
Sogno una civiltà Europea, multietnica e multiculturale dove chiunque lo voglia, nel rispetto della cultura sua e degli altri, possa sentirsi a casa. Solo in questo vedo un futuro, un futuro di pace per tutti. Sarò un povero idealista ma le tue mi sembrano parole nate, per così dire, da "reazioni di stomaco", volutamente alimentate e sostenute da una politica che sa ben trarne i suoi vantaggi.
Vorrei chiudere scomodando una citazione forse un po' esagerata ma che mi sembra calzi bene a tutto il discorso. Cristo ci ha insegnato che se il seme non muore la pianta non può nascere. Così credo valga anche per le civiltà e le culture oltre che per le nostre vite: se non abbiamo il coraggio di guardare al futuro, di fonderci, rimodellarci, cambiare senza perdere l'essenza di ciò che siamo saremo destinato a morire appassendo (culturalmente parlando!).
Sinceramente,
Daniele
WW
(foto di Rete Studenti Massa)